Settecento anni fa, all’alba del 13 ottobre 1307, tutte le commende templari in Francia vennero circondate dalle germanderie locali e, in ottemperanza ad un ordine regio, tutti i monaci guerrieri che vi dimoravano vennero tratti in arresto.
La notizia fece grande scalpore. I templari, infatti, godevano di grande prestigio in tutta la cristianità. Nella lotta per la liberazione della Terrasanta “ i poveri cavalieri di Cristo” avevano dato un grosso contributo di sangue. La loro cavalleria costituiva la truppa d’assalto negli scontri con i musulmani e a nessun templare era concesso di arrendersi o di ritirarsi dalla battaglia, anche se questa era da considerarsi persa. La loro fama di terribili ed ottimi combattenti non era certo usurpata. Per il ruolo che essi furono chiamati a svolgere, i sovrani e i signori feudali dell’epoca non fecero mancare loro un consistente aiuto economico. Dal 1118, anno della loro fondazione, al 1307, i templari accumularono ricchezze sbalorditive, riuscendo a possedere circa 9 mila commende, sparse in tutti i paesi europei. Abili amministratori raggiunsero una smisurata potenza politica, sociale ed economica. Furono i pionieri del moderno sistema bancario, dando vita, proprio per la loro ramificazione, alla prima “ impresa multinazionale” della storia economica.
“ In Francia – scrive Lancianese – più che altrove la penetrazione sociale dei templari risultava particolarmente evidente; essi controllavano le finanze, il commercio, le vie di comunicazione, la cultura, le arti e i mestieri, avevano ovunque affiliati e protetti, proprietà e castelli, uomini armati e amministratori: la stessa Parigi era per circa un terzo proprietà del Tempio”.
L’ordine possedeva, inoltre, una folta flotta che aveva la sua principale base navale nel porto di La Rochelle. Riforniva di merci le postazioni cristiane in Terra Santa e nel contempo importava dall’Oriente in Europa ogni genere di mercanzia. Si sospetta – e a suffragio di questa tesi ci sono molti elementi concreti – che i templari avessero scoperto la rotta per le Americhe ancor prima di Cristoforo Colombo. La cappella di Roslyn, per esempio, costruita fra il 1440 e il 1480, fra le tante immagini simboliche contiene due bassorilievi, raffiguranti una pianta di aloe e di granturco. Come potevano, dunque, i templari conoscere delle piante che sarebbero state introdotte in Europa solamente nei primi del ‘500?
In realtà, nessuna pagina della storia è così densa di misteri come quella dei templari. Molti ipotizzano che primi nove anni della loro permanenza a Gerusalemme, trascorsi per la gran parte a scavare nei cunicoli sotto il Tempio di Salomone, abbiano trovato documenti e reperti ( c’è chi parla del Santo Graal o addirittura dell’Arca dell’alleanza) tali da ricattare il Vaticano e determinare così la loro fortuna. Sta di fatto che al loro ritorno in Francia, con la benedizione di San Bernardo di Chiaravalle, che per loro scrisse la “Regola” e “ L’elogio della nuova cavalleria”, ottennero dal papa Innocenzo II° con la bolla “Omne datum optimum”un grande potere, poiché, dipendendo direttamente dal Pontefice non dovevano alcuna obbedienza né ai sovrani, dove erano ubicate le loro commende, né ai vescovi. E, come se non bastasse, furono esentati dal pagamento di qualsiasi tassa o decima.
Cero, per la loro superbia, arroganza, esosità e ricchezza i templari si guadagnarono non poche antipatie, ma nel popolo della cristianità la stima e l’affetto non vennero mai meno.
E’ per questo motivo che il loro arresto all’alba del 13 ottobre 1307 destò grande stupore. E, in particolare, le accuse che furono loro contestate: di eresia, di rinnegare Cristo, di sputare sulla croce, di sodomia e di praticare riti satanici.
Nessuno, almeno ufficialmente, accettò per vere le accuse che Filippo il Bello, con la complicità del papa Francese Clemente V, rivolse ai templari e, in realtà, i sovrani degli altri paesi europei preferirono agire blandamente contro i cavalieri del Tempio, malgrado il papa li esortasse ad arrestarli tutti.
Ma perché i templari non reagirono? Fra l’altro erano stati avvertiti con largo anticipo delle intenzioni di Filippo il Bello, tanto è vero che delle immense fortune in oro, argento e gioielli che si trovavano depositati nel Tempio di Parigi non se ne trovò alcuna traccia, così come non si trovò più alcuna traccia della flotta navale dei templari, che il giorno prima degli arresti era salpata dal porto di La Rochelle per destinazione ignota. C’è ancora da aggiungere che, dopo la sconfitta di Acri, quando ormai la Palestina e la città santa erano perse per sempre, la maggior parte dei templari aveva fatto ritorno alla tradizionale roccaforte francese e, quindi, in grado di potere respingere ogni assalto, se non addirittura spodestare Filippo il Bello.
Forse fu proprio questa considerazione a spingere il re di Francia, fautore di una grande monarchia totalitaria, a distruggere una organizzazione diventata pericolosa agli occhi del potere politico, visto che a questi ultimi attribuiva il disegno politico, a suo tempo coltivato da San Bernardo, di istituire in Europa una monarchia teocratica, della quale i templari dovevano rappresentare la massima espressione. Non reagirono, perché forse ritenevano che il papa sarebbe stato in grado di bloccare e mortificare l’iniziativa del re di Francia. Trascurarono, invece, di valutare un elemento non irrilevante: che Clemente V era il braccio ecclesiastico di Filippo il Bello, perché quest’ultimo aveva favorito la sua elezione al soglio pontificio ed, inoltre,” il pastor senza legge”, come lo chiama Dante, non proveniva dalla scuola di San Bernardo, come quei papi che sin dalle loro origini li avevano protetti e favorito la fortuna.
Manuela Girgenti