Intervista ad Orazio Cancila
“ I Florio,storia di una dinastia imprenditoriale”, Bombiani, 2008, pp.735, 25 euro.
A distanza di poco più di due secoli dalla migrazione di una famiglia calabrese verso la Sicilia, la storia dei Florio rappresenta ancora oggi uno dei temi di maggiore interesse per gli studiosi di storia economica e sociale dell’Ottocento. Sta di certo che i Florio con le loro vulcaniche iniziative imprenditoriali e con la Navigazione Generale Italiana, che consentiva loro di gestire in regime di monopolio le linee navali nazionali e transoceaniche, fecero di Palermo, alla fine dell’Ottocento, uno dei punti di riferimento del capitalismo nazionale e, nello stesso tempo, una città europea, dove annualmente in primavera si davano appuntamento i più bei nomi dell’alta società internazionale.
Una storia, quella dei Florio, che ha affascinato e continua ad affascinare il grande pubblico, tanto che sulle sue vicende e sulla sua parabola sono state scritti numerosi libri e, quasi tutti, di grande successo editoriale.
Oggi, con i caratteri della Bompiani, Orazio Cancila, ordinario di storia moderna all’Università di Palermo e autore di numerosi saggi sulla storia economica della Sicilia, ha pubblicato un nuovo volume sulla success-story dei Florio, frutto di un lungo lavoro di esplorazione archivistica e di una lunga fase di ricostruzione.
Professore Cancila, perché un altro lavoro sui Florio?
“Volevo comprendere meglio le ragioni di una caduta così rovinosa da un’altezza che nessun siciliano era mai riuscito a raggiungere nella storia plurimillenaria dell’isola. I lavori sui Florio avevano considerato soltanto aspetti o epoche particolari, non l’intera vicenda; rimanevano parecchi aspetti inesplorati e molta documentazione sconosciuta. Questo libro, a mio parere, è un lavoro completo, che copre il periodo dagli anni calabresi, ricostruiti per oltre un secolo, al fallimento del 1935, con un rapido sguardo anche al dopo Florio, cioè all’attività delle aziende ormai in mano ai nuovi proprietari. Attenzione, completo non significa definitivo. Come tutti sappiamo, ogni epoca trova sempre insoddisfacente la storiografia delle generazioni precedenti e ama riscrivere da sé la storia del passato. Cerca, infatti, nella storia il passato del suo presente, un passato che non esiste in sé come tale, ma soltanto come passato del presente in cui essa vive. E il presente dei nostri posteri sarà certamente diverso dal nostro”.
In questo saggio quale è l’aspetto più interessante o inedito sui Florio?
“Quale sia l’aspetto più interessante lo lasciamo dire ai lettori. E’ sicuramente inedita la parte diciamo calabrese della storia familiare e la ricostruzione delle vicende novecentesche, su cui la storiografia non si era sufficientemente soffermata e che erano ormai avvolte nel mito. Mi pare inoltre nuova l’interpretazione dei fatti, che grazie all’ampia documentazione utilizzata risultano sicuramente molto più chiari. Si rivela senza fondamento la tesi del complotto nordista a danno dei Florio e quindi del Sud, tanto cara ai sicilianisti di casa nostra. I Florio operavano a livello internazionale e l’ultimo Ignazio era autorevole membro del Consiglio di amministrazione della Banca Commerciale Italiana, un istituto di credito tra i più apprezzati dell’epoca”.
I Florio potevano veramente trasformare l’economia della Sicilia e permetterle un decollo competitivo con il Nord?
“ No, non mi pare. La Sicilia era sottosviluppata e priva di infrastrutture essenziali. La Fonderia Oretta, orgoglio dei palermitani, era certamente l’officina più attrezzata e moderna dell’isola, ma già in età borbonica non reggeva il confronto con quelle napoletane e, dopo l’unificazione, con quelle italiane. Il suo decollo avvenne non perché trainata dalle richieste del mercato interno, bensì perché essa operava come officina delle navi dei Florio. In Sicilia mancava il mercato e non potevano essere i Florio a crearlo da soli”.
A cosa attribuisce la caduta dell’impero economico dei Florio?
“ Come dicevo prima, non certo al complotto nordista, ma piuttosto a speculazioni errate, come, ad esempio, la partecipazione azionaria al Credito Mobiliare sull’orlo del fallimento, e ad una certa sprovvedutezza”.
Sintetizzando, cosa vede di positivo e di negativo nei Florio?
“ I Florio hanno creato a Palermo, direttamente o indirettamente, un tessuto industriale che dura tuttora, come nel caso del Cantiere Navale. Hanno posto inoltre Palermo e in parte anche la Sicilia all’attenzione dell’Europa. Il loro tracollo ha coinvolto anche la città”.
Malgrado tutto i Florio continuano ad esercitare un fascino irresistibile in Sicilia. Ancora oggi si parla di un mito dei Florio. A cosa è dovuta questa persistenza?
“ E’ vero e non soltanto in Sicilia. Per l’immaginario collettivo sicilianoe meridionale in genere i Florio da tempo sono entrati nella leggenda e nel mito. Rappresentano gli uomini simbolo delle capacità imprenditoriali del sud, i tempi sempre nostalgicamente rievocati in cui anche al sud fiorivano iniziative industriali vincenti. E come scrive Maurice Aymard, la vicenda dei Florio è stata identificata “ con quella della Sicilia pre e post-unitaria, cioè la Sicilia delle grandi speranze, delle attese frustate e delle illusioni perdute…Questo incontro fra un destino familiare e quello dell’isola dà forza e durata al mito che essi incarnano o che sono incaricati di incarnare”.
Un’ultima domanda. Di quanti anni di ricerche questo lavoro è il frutto?
“ Il mio primo impatto con i Florio risale alla seconda metà degli anni Ottanta. Convintomi della opportunità di indagare meglio il fenomeno Florio ho condotto ricerche a Roma presso l’Archivio Centrale dello Stato, a Milano presso l’Archivio Storico della allora banca Commerciale italiana e a Palermo presso l’Archivio di stato, estendendo le indagini agli archivi della Banca d’Italia e dell’Iri, alla serie dei notai dell’archivio notarile di Palermo, con puntate a Napoli, a Roma e Marsala e ancora agli archivi calabresi alla ricerca delle lontane origini della famiglia. Mi creda, un lavoro massacrante”.
Manuela Girgenti